politica, cittadinanza attiva, cultura, società, dario parazzoli, qml, qui milano libera SiParte | Il Cannocchiale blog .

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blog di Dario Parazzoli
POLITICA
2 maggio 2011
Archiviazione



È ufficiale: fare domande ai nostri parlamentari non è ancora reato. Settimana scorsa sono uscito dal tribunale con l’atto di archiviazione in mano, per un procedimento al limite del tragicomico.

Da un atto del genere, come la querela e successiva perquisizione lampo, scaturiscono varie riflessioni. La prima, innanzitutto: se un Dario Parazzoli o un Alessandro Didoni qualsiasi avessero querelato Gaetano Pecorella per lo stesso reato, nelle stesse condizioni, la macchina giudiziaria sarebbe stata altrettanto veloce?
In secondo luogo facciamo i nomi: perchè alla fine è questo che ci differenza da loro, da chi attacca la magistratura come istituzione, generalizzando. La critica personale su un atto invece è doverosa: penso che il PM Raimondi abbia firmato un provvedimento abnorme dando mandato alla polizia di perquisire casa mia per sequestrare la memory-card della mia videocamera dopo soli due giorni dalla querela di Gaetano Pecorella.
A spiazzarmi, in ogni caso, fu il fatto che il PM in fase di indagine non ci abbia mai convocato. Insomma prendere così seriamente una querela, far partire un’indagine che prevede addirittura una perquisizione e, poi, nulla. Io e Alessandro Didoni (gli indagati) non veniamo neppure interpellati.
L'impressione è quasi che tutta l’indagine e la perquisizione siano stati funzionali a vedere il contenuto della memoria, a controllore se nelle immagini non ci fosse qualcosa di compremettente per "l’onorevole". 
In ogni modo il filmato era venuto male, poco materiale e di bassa qualità. La sera stessa, dopo aver visto il video, avevamo deciso di non pubblicarlo. Ma questo, qualcuno non lo sapeva e allora via di querela e via di perquisizione lampo.
Ho presentato istanza di dissequestro: a breve dovrebbero restituirmi la memoria della videocamera, sempre che ci sia ancora: chissà se per uno spostamento, o per qualsiasi altro motivo sarà danneggiata o cancellata.
A questo punto, con tutto quel che è derivato da quella registrazione, la voglia di pubblicarne il contenuto c’è, nonostante il rischio di una figuraccia: era la prima intervista, e ricordo di essere stato un po’ impacciato.



Due parole anche su Gaetano Pecorella, deputato del Popolo delle Libertà che querela chi gli fa domande scomode: un vilipendio alla lingua italiana prima ancora che alla coerenza. Aiutato da un sistema giustizia che permette a chi fa querele a vanvera di non subire conseguenze, neppure, come nel nostro caso, di pagare le spese legali del querelato. Per fortuna abbiamo trovato un avvocato che ha preso a cuore la nostra vicenda e non abbiamo dovuto pagare di tasca nostra.  Se lorsignori vogliono riformare veramente la Giustizia, piuttosto di rendersi sempre più impuniti, inizino da questo assunto di civiltà: il potente di turno con la sua corte di avvocati, se vuole intimidire gli oppositori per via giudiziaria, deve pagare una multa se poi la querela viene archiviata dal GIP.

Sogno sempre di vivere in un paese normale, dove chi diffama martiri dell'anti-camorra come Don Peppe Diana venga buttato fuori a calci nel sedere dal proprio partito. Poi mi rendo conto che il partito in questione è stato fondato da Marcello dell'Utri, condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, quindi mi rendo conto di non essere in un paese normale.

Ringrazio i pochi che hanno preso a cuore la nostra situazione: Piero Ricca, Nando dalla Chiesa, Beppe Grillo, Giuseppe Fornari, Roberto Saviano e Sonia Alfano. Ringrazio inoltre i pochi mass-media che hanno parlato della nostra vicenda e non solo della polemica scaturita dalle parole di Gaetano Pecorella: Antimafia2000 e il Manifesto.

Dario Parazzoli







POLITICA
29 marzo 2011
C'era una volta il Ghisa

Il buon vecchio ghisa, con funzione di servizio e aiuto del cittadino milanese, con la giunta Moratti - De Corato è diventato uno strumento per far cassa nella migliore delle ipotesi o direttamente un organo di polizia politica- elettorale, nei peggiori dei casi. 

Mi chiedo se è normale che la Centrale Operativa della Polizia Locale di Milano abbia ordine, come segnalato a Ottobre dal sindacalista RSU-CGIL Danilo Tosarelli, di far arrivare tutte le informazioni 
importanti prima alla segreteria del vicesindaco De Corato e solo successivamente a quella del suo Comandante. 

Mi chiedo se è normale che un vigile urbano sia addestrato ai corsi di tecnica antisommossa, a gestire situazioni di ordine pubblico, dotato di casco, scudo, manganello e spray al peperoncino. Non è forse un compito della Polizia di Stato gestire la sicurezza?

La Polizia Locale, a volte senza neanche la supervisione della Polizia di Stato o dei Carabinieri, si permette di fare sgomberi e dare la caccia a clandestini e  prostitute, cosa illegittima, la celere di De Corato va chiusa, il silenzio del Prefetto e del Questore sull'argomento è inconcepibile.

  A cosa serve una questura alla Polizia Locale?,  Viene il dubbio che la strategia nazionale di tagli delle risorse alle Forze dell'Ordine sia complementare alla ristrutturazione della Polizia Locale come un quarto corpo di ordine pubblico, dopo i Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza con la sola differenza che quest'ultimo è direttamente influenzato dalla giunta in carica, e le sue attività vengono di volta in volta stabilite secondo agende politiche, poco manca per arrivare alle milizie politiche del passato.

E' importante ristabilire l'equilibrio dei ruoli, è la Polizia di Stato che deve gestire la sicurezza, la Polizia Locale torni ad avere il ruolo del ghisa.

Dario Parazzoli







27 marzo 2011
Raccolta differenziata, basta volerlo

In scienze politiche sono considerati i motori della società: la sanzione e il premio. A Capannori, comune virtuoso della Toscana, si fa la raccolta punti e si pagano i cittadini che portano i rifiuti in discarica e che differenziano.  Risparmia il comune che non deve addossarsi i costi molto più alti del servizio e sono contente pure le famiglie che risparmiano in tasse sui rifiuti, e ogni tanto arrotondano con qualche soldino in più.

Qualcuno dirà che Milano non è una città rurale, che arrivare a soglie di riciclo oltre il 50% per le metropoli è impossibile.  a San Francisco ci sono riusciti, e sono oltre il 70%, Milano da un po' di anni si attesta sul 30%. Il problema di Milano è semplice ed è sempre lo stesso, i soldi e gli appalti. Come è precisato nel rapporto di Legambiente "Comuni Ricicloni 2010":
"Brutta figura per Milano, appena sopra la soglia del 30%. Tutta colpa di A2A, ambiziosa società milanese e bresciana che avrebbe in animo un altro grande inceneritore per poter importare, come in quello di Brescia, anche rifiuti prodotti fuori regione. Per una volta vox populi che pone in alternativa riciclo e incenerimento ha qualche fondamento: Milano ha interrotto l’estensione della raccolta differenziata della frazione umida per cercare di giustificare un nuovo forno".

Non c'è da stupirsi, quindi, che per alimentare i forni come il Silla 2 a Figino si chiudono entrambi gli occhi sulla differenziata e avvengono scempi imbarazzanti, come quelli della raccolta differenziata nei mercati rionali:


No ad un nuovo inceneritore, Sì all'ampliamento della raccolta differenziata, se con il virtuosismo del riciclaggio dei rifiuti viene a meno la necessità di avere uno o più inceneritori, questi si devono chiudere, non come avviene oggi, che vengono tarpate le ali al riciclaggio per alimentare i forni esistenti. 

Nel nostro programma proponiamo di inserire 5 nuovi punti di raccolta di rifiuti ingombranti, speciali e/o riciclerie distribuite a Milano ed intensificare le campagne informative sul servizio di raccolta a chiamata di AMSA per i rifiuti ingombranti.
Proponiamo di rendere operativo l’utilizzo di sacchetti dedicati e muniti di codice a barre, che, consentendo di risalire all’utenza di provenienza – pubblica o privata – del sacchetto stesso, permetteranno di stabilire gli utenti più virtuosi (che riciclano di più e meglio) e premiarli economicamente attraverso forme di incentivi fiscali, sanzionando invece gli utenti meno virtuosi. 
La salute e l'ambiente a Milano non possono essere subordinati ad interessi di lobby e al lassismo della giunta Moratti.

Dario Parazzoli



POLITICA
23 marzo 2011
Dal Bosco in Città alla città nel bosco


Ci sono cose che non si dicono ma che si fanno, non si dicono perchè siamo in campagna elettorale, si fanno perchè sono appalti, perchè in fondo fare i brillanti e trasformare in un luna park il Bosco in Città, un'opera d'arte invidiata da tutti non è cosa da poco. Fa molto internazionale chiamare "West Park dell'intrattenimento" un progetto che vuole unire il Bosco in Città, il Parco delle Cave, il Parco di Trenno, con il Pala Sharp, il Palalido e San Siro.

Il duro lavoro fatto negli anni dal Centro per la Forestazione Urbana (CFU) dell’associazione “Italia Nostra”, un’attenzione e una cura straordinaria dell’ecosistema che ha trasformato un’area degradata adibita allo spaccio di droga, come era 15 anni fa il Parco delle Cave, anch'esso tolto alla sua gestione,  nell’area verde più apprezzata di Milano, sarà mandato tutto all’aria. Teleferiche, boulevard e magari una ruota panoramica per trasformare il tutto in:

“un grande bosco, capace di ospitare grandi eventi, all’interno di un suolo organizzato, si struttura lungo un percorso articolato, un boulevard–parco che distribuisce i flussi e serve i grandi attrattori per la città. Esso introduce elementi di urbanità nei parchi esistenti e “porta” la città nel parco agricolo”  (pag 223 DDP_Libro PGT)

Non stupisce, quindi, che Italia Nostra a cui veniva rinnovato il contratto di gestione ogni nove anni, il 23 dicembre scorso ha ricevuto un rinnovo di solo 6 mesi, un rinnovo elettorale per non perdere consensi, un preavviso di sfratto che, tolto il fastidio delle elezioni comunali, entrerà in esecuzione. Poco importa se la gestione di Italia Nostra è la più competente, fa niente se è la più economica rispetto alla concorrenza, quella più attenta all’aspetto dell’educazione ambientale con quell’attenzione unica nell’incentivare il volontariato, un punto di riferimento per piccole e grandi associazioni, dagli scout agli oratori. Meglio avere un altro banale parco dei divertimenti: banale ma più commerciale, dalla manager Letizia Moratti ce lo si può aspettare, dalla Lega che è particolarmente attenta al territorio, molto meno; ma forse il problema sta nel nome, “Italia Nostra” è  poco padano.  

Dario Parazzoli


P.S.
Di seguito l'intervista che ho fatto l'anno scorso all'architetto Donata Almici sul PGT, quindi prima delle ultime modifiche. La scheda del Bosco in Città è stata rimossa dal documento attuale causa emendamento, potete vederla ancora in questo video al minuto 1.20, giusto per farvi un'idea del "ritocco" che la giunta Moratti voleva (e vorrebbe)fare al Bosco in Città.

POLITICA
14 marzo 2011
La Colpa è tua


(mio intervento alla manifestazione "A difesa della Costituzione" a Milano, 12 Marzo)


L’italiano si lamenta, sempre e comunque, piangere perchè le cose vanno male è lo sport nazionale. Si lamenta perchè manca il lavoro, si lamenta perchè la politica è corrotta,  si lamenta perchè l’istruzione è diventata una farsa, ma poi arrivano le 19,  l’italiano allora smette di lamentarsi, si fa una doccia, si veste e va a fare l’aperitivo.

 L’italiano è spettatore, non è protagonista, lui guarda la politica in tv non la esercita.

L’italiano è un tifoso, non si fa opinioni, Bianco o Nero, Liberale o Comunista,  Bene o Male,  Milan o Inter, il popolo che Ama o il popolo che Odia,  finisce inevitabilmente a schierarsi con una squadra, cancella le sfumature, non pensa.   Preferisce delegare perfino lo sdegno.

L’Italiano spera, non valuta.  Spera che un uomo carismatico che promette favole possa per miracolo risolvere tutti i problemi, dopo 20 anni di Mussolini, 40 di Andreotti, 12 di Craxi e 20 di Berlusconi forse lo ha capito. Siamo il paese del gratta e vinci, siamo il paese del vota e vinci.

 A te  che dai la colpa a Berlusconi perchè attacca la Giustizia,
A te Che dai la colpa al  governo perchè smantella la Costituzione
A te Che dai la colpa alle opposizioni perchè non sono ferme come vorresti

 
Dico che la colpa è tua,  che vieni in manifestazione una volta all’anno.

La Colpa è tua, che non vai a votare perchè, intanto, cosa cambia?

La Colpa è tua, che fai resistenza domiciliare davanti a facebook con gli amici, ma non hai mai provato l’ebbrezza di distribuire un volantino.

La colpa è tua perchè non è più il tempo delle brave persone, le brave persone che non agiscono e stanno a guardare non servono, sono colluse per tacito assenso. L’indifferenza è incostituzionale.

E’ il momento di scoprire la piazza, di darsi da fare,  di convincere quel tuo amico che è restato a casa perchè fa freddo, perchè forse piove, perchè non aveva voglia,  che forse la Costituzione, l’Italia, merita di essere difesa, e che l’aperitivo può aspettare.

POLITICA
22 febbraio 2011
Manifestazioni eversive


E' passata in sordina, sottobanco, una notizia quasi folkloristica ad uno sguardo poco attento. Che ha meritato un servizio di 2 minuti nei TG nazionali per la sola ragione che, il pomeriggio dello stesso giorno, c'è stato il confronto-scontro tra Napolitano e Berlusconi.

Per la prima volta nella giovane democrazia italiana il partito di governo manifesta non contro l'opposizione, non a favore delle proprie ragioni, neppure contro una legge, un evento, un'opinione;  il partito del premier è sceso in piazza contro la Magistratura, uno dei tre poteri la cui indipendenza fonda la democrazia. 10 giorni fa il PDL è sceso in piazza contro la democrazia e pochi, in Italia, se ne sono accorti. 

Fosse stato un gruppo di simpatizzanti, cani sciolti senza coordinamento, sarebbe stato comunque grave ma rientrante nel recinto degli umori della massa, le cose cambiano se un rappresentante del governo ad un certo punto appare dichiarando di essere davanti al palazzo "dell'ingiustizia".

Il Vocabolario definisce quello che è successo con il termine "Golpe". Mi chiedo se meritava un approfondimento di una trasmissione o un servizio un po' più accurato di un TG.

Mi chiedo ,"se non ora quando?", il potere di sciogliere le camere  dato dai nostri padri costituenti al Capo dello Stato dovrebbe essere usato.  La situazione di oggi mi ricorda un altro capo dello Stato, allora Re visto che eravamo in monarchia, che aspettò troppo prima di agire, poi fu  tardi, ed un certo capetto spadroneggiò in Italia per un ventennio. 

Oggi c'è un altro capetto, o aspirante tale, però lui il ventennio l'ha già fatto, sarebbe il caso quindi di darsi una mossa.


SOCIETA'
13 febbraio 2011
Pioggia di Primavera

Citare il blog, o il suo autore (Dario Parazzoli) nel caso di utilizzo della foto

Dovevo fare un articolo sulla manifestazione, e lo farò, se no che figura faccio col professore di giornalismo della statale che come esercitazione ha sguinzagliato tutta la classe tra la folla oceanica a Cairoli?    

Non posterò ovviamente l'articolo nel mio blog, anticipo solo una riflessione. Sono sempre stato attivo in quest'anni nella società civile, in un'associazione che organizza manifestazioni settimanali perchè la partecipazione soprattutto a Milano è sempre stata nascosta.  Abbiamo organizzato il 1 luglio, abbiamo dato una mano per il No Razzismo day, manifestato per la libertà di Stampa, da soli, con compagni di viaggio; ma mai si era vista una folla così trasversale, consapevole.

Persone non convocate da partiti, da associazioni, centinaia di migliaia di persone venute singolarmente, nessuna scolaresca precettata, nessun pullman di partito, o comunque in massima parte, passeggiando controcorrente attraverso la marea, si percepiva che ognuna e ognuno di essi si è convocato da solo, si capiva l'alta motivazione. 

La prima pioggia di primavera, speriamo che sia solo l'inizio e che non ci sia una gelata invernale di ritorno.



CULTURA
6 febbraio 2011
Risposta ad un tredicenne
(mio intervento al Sit-In di Arcore del 6/2/2011 indetta dal Popolo Viola)


Ieri  al Palasharp, un tredicenne, ha fatto delle domande.
Ha chiesto perchè il Presidente del consiglio fa i suoi comodi.
Ha chiesto perchè della scuola pubblica ci si occupa solo 
quando si deve tagliare.  Questo ragazzo merita delle risposte.

Nel 2004, Il nostro Presidente del Consiglio disse che
"La media degli italiani è un ragazzo di seconda media che
non siede nemmeno al primo banco, è a loro
che devo parlare"

E' in effetti uscito il mese scorso il rapporto Istat 2011, 
un italiano su due ha al massimo la licenza media,
nel 2004 un sondaggio per il Corriere della Sera
evidenziava che il 78% dell'elettorato di Forza Italia
era composto da italiani con al massimo la licenza media.
e che solo il 3% era laureato. 

Quindi quando Berlusconi fa a pezzi l'istruzione
e la cultura non è un problema di economia, 
è invece un tentativo di ampliare
 il proprio bacino elettorale.

Per questo voglio spronarti a studiare
Se  quest'anno superi l'esame di terza media, entri di 
diritto nella colonna di sinistra della classifica 
culturale italiana.

E' qui ci colleghiamo alla tua seconda domanda, 
perchè è per questo che Berlusconi fa quello che vuole.
Quando l'istruzione è a pezzi e un italiano su due è 
semianalfabeta, avere sei TV nazionali è più che 
sufficiente per controllare un'intera nazione. 

Ieri il nostro Presidente del consiglio ha detto che lui
è un esempio della resistenza. 
Sarebbe da ricordargli che Mussolini sul portale di 
Cinecittà fece scrivere "L'Arma più Forte". 
80 anni fa i regimi lo avevano già capito. 
Chiedo al prossimo governo di opposizione 
qualunque esso sua, di mettere il conflitto 
di interesse al primo punto del programma. 
Le regole democratiche devono venire prima di
tutto, se no, dopo i girotondini, dopo il Palasharp
fra 4 anni ci ritroveremo di nuovo qui a piangere
per un'altra occasione sprecata.

Ieri il nostro Cine-Dittatore, riferendosi ai 10.000 del
Palasharp, ha detto ai suoi di non prenderli sul serio.

Dovremmo invece prendere sul serio un premier
che disegna mutandine durante i vertici europei 
e che passa le bozze agli altri capi di Stato?

Dovremmo prendere sul serio un Premier 
che dà dell'Eroe e che ospita boss della Mafia?

Dovremmo prendere sul serio un Premier 
che chiama in Questura per far affidare una 
minorenne ad una igienista dentale che poi la
parcheggia da una prostituta brasiliana?

La risposta è no,
peccato che te la insegnano in prima superiore
e che metà degli italiani non la sanno.
CULTURA
5 ottobre 2010
Agorà a San Babila, democrazia applicata

 

politica estera
23 settembre 2010
Adro, Italia.

 (intervista rilasciata a http://www.palazzolo5stelle.it/)

Sabato 18 Settembre,
Si va ad Adro a ribadire ai gerarchi leghisti che la scuola pubblica è di tutti, che i balilla devono essere rilegati al passato, che fare politica sui bambini è infame e non solo inopportuno. Che il controllo delle menti sia sempre stata una necessità per il  consolidamento dei regimi è un dato storico, che questo governo stia tagliando cultura,
istruzione e monopolizzando l'informazione è storia proiettata nella realtà.
 
Noto con piacere che tutte le opposizioni erano presenti alla manifestazione, di solito noi cittadini ci troviamo soli o con poche associazioni a difendere la costituzione, a ribadire che la mafia deve essere non solo combattuta ma rifiutata e non invitata a parlare in giro, a ricordare che un po' di etica è necessaria. Ma come ai primi segnali
di primavera sbucano i bucaneve, così ai primi segnali di elezioni sbucano le bandiere del PD, è un processo naturale, la fine del letargo, che definisce l'idea di partecipazione che i dirigenti del principale partito di opposizione relativa hanno per i propri elettori: "Quando ci Serve".
 
Si capisce infatti che l'organizzazione è arrugginita, non abituata alla piazza, i relatori sono costretti a parlare in un microfono collegato ad una cassa inesistente, solo le prime tre o quattro file riescono a sentire qualcosa; in ogni modo la passione e la determinazione tra tutti i manifestanti è stata tanta, una piccola realtà di provincia ha
scoperto all'improvviso di essere parte di una comunità e non una comunità a parte
.
 
Un abitante di Adro durante una discussione è arrivato a dire "Siamo ad Adro, non in Italia" ma è indubbio che la città è divisa e che ci sono molte opinioni diverse. Il nocciolo è questo, e un consiglio che vorrei dare all'associazionismo di Brescia e provincia è di farsi vedere, conoscere. Spesso la lega è l'unica realtà aggregativa presente in quei territori e bisogna levargli questo monopolio.
 
Questa storia finirà bene perchè è capitata in un periodo delicato dove la lega ha bisogno di tenere il profilo basso per incamerare riforme, come quella del federalismo fiscale, ben più importanti per loro. Ma tocca noi a tenere alta l'attenzione, tutto l'anno e non solo in pre-campagna elettorale.
 
Dario Parazzoli
Qui Milano Libera

POLITICA
10 settembre 2010
Criminalizzazione di massa


C'è del perverso nel giornalismo italiano;
 sono passati i tempi dei cronisti della storia, di quella scuola di pensiero che imponeva un'analisi dei fatti, di sentire entrambe le campane prima di farsi un'idea sugli accadimenti.
 
Evidentemente è troppo faticoso, o troppo dispendioso in termini di tempo in un'epoca dove la maggior parte degli operatori dell'informazione, quelli veri che si consumano le suole delle scarpe, sono freelance che vengono pagati 25 euro a notizia.

E allora capita che, per spiegare cosa è successo settimana scorsa a Torino, ci si affidi alla versione del PD, quella di comodo, secondo cui i contestatori sono squadristi perché non lasciano parlare. D'altronde sono loro i democratici.Per magia associazioni pacifiche, che hanno cercato il dialogo con i dirigenti del PD per permettere una piccola contestazione dando la possibilità agli invitati di parlare, sono diventate squadre fasciste, violenti; è stato un attimo associare la pacifica contestazione a Schifani all'aggressione  a Bonanni. 

Come se fosse mai successo che un grillino, un ragazzo del Popolo Viola, o delle Agende Rosse o di Qui Milano Libera si sia reso protagonista di atti violenti.

Viene tralasciato che il PD ha rifiutato non solo qualsiasi tentativo di accordo ma anche di far entrare persone che come unica colpa avevano un indumento viola, o qualsiasi cosa di sospetta militanza civile, che i suddetti dirigenti, evidentemente per cercare di tenere gli animi calmi, insultavano i fermati definendoli delle nullità a livello politico, è dura vedere la trave nel proprio occhio.

Viene spontaneo chiedere quali margini abbia un cittadino per far sapere la propria disapprovazione al suo partito: dubito che mandare una lettera a Fassino possa servire.
 Visto che i partiti sono impermeabili e visto che l'informazione non è proprio amica, direi che contestare pacificamente è uno dei pochi sentieri percorribili, per poco, visto che la valanga della criminalizzazione di massa sta per chiudere pure quello.


Dario Parazzoli
POLITICA
23 luglio 2010
Colluso è chi se ne frega


 

 

(Mio discorso all'anniversario della strage di via d’Amelio)

 

18 Anni sono passati, a 18 anni si diventa maggiorenni, si dovrebbe essere responsabili, e non far finta di non sapere, ma l’Italia è un paese eternamente bambino, che mette la testa nel cuscino e che dorme sperando che la mattina dopo sia stato tutto un sogno, che la ‘ndrangheta in Lombardia non esiste, che i 160 arresti in Padania sono tutti di Calabresi in trasferta a godersi le vacanze estive nelle piscine comunali o nei cantieri dell’Expo.

Ora, la politica dirà che la ‘ndrangheta a Milano è stata sgominata, e si tornerà a dormire, a parlare di Rom che svuotano gli appartamenti,  dei writer che imbrattano la città e degli immigrati che a breve, visto che sta iniziando la campagna elettorale per il comune, ri-inizieranno a stuprare. 

 

Poco importa che 300 arresti sono solo una ferita di striscio per un’organizzazione che ha nella rigenerazione dei suoi luogotenenti il suo punto di forza che l’ha resa la prima criminalità organizzata al mondo.

 

E’ sufficiente un comunicato per dire che ora l’Expo non corre rischi, è sufficiente intestare in tutta fretta dopo 18 anni questi giardini a Falcone e Borsellino, e poi si potrà tornare alla vita di tutti i giorni, poi ci sono le vacanze e a settembre l’Italia, Milano avrà dimenticato. 

 

Invece abbiamo bisogno di una Milano che sappia Ricordare, 

Ricordare che la Lombardia è la quarta regione per beni sequestrati alle mafie,
 

Ricordare che il processo che ha dato più ergastoli per mafia in Italia non è stato il Maxiprocesso di Palermo ma il processo Count Down di Milano.

 

 

 

Ricordare che la Mafia senza Politica non è Mafia, e che non è più sufficiente pretendere brava gente in politica, perché le brave persone che stanno a guardare non servono, perché non è più tempo di fare  finta di non sapere,le scelte sono due o sei un amministratore che la ‘ndrangheta la combatte con i fatti, oppure sei colluso, oggi è colluso anche chi non fa nulla, anche se non ha contatti con i mafiosi, perché non fare nulla è aiutare la ‘ndrangheta, la terza via c’è, è smettere di fare politica.

 

Saluto la Milano che resiste, che si mobilita e che ricorda, la Milano che pur lavorando aveva ben dritta la barra della moralità, la Milano rappresentata da Giorgio Ambrosoli, la Milano che non minimizza e che ancora combatte.

 

 


 

POLITICA
2 luglio 2010
Pecore

Non è solo una questione di impunità (la loro) e di libertà (la nostra). Questa legge la si deve vedere in un contesto più generale, l’obiettivo è quello di educare il cittadino a non sapere, perché chi pensa è pericoloso, critica, si ribella. Loro ci vogliono come delle pecore:

 
Pecore che non devono conoscere,
per questo smantellano la pubblica istruzione
Pecore che non devono sapere,
quindi tagliano la cultura
Pecore che non devono essere informate
per questo votano il DDL Alfano.
 
Perché le Pecore ignoranti sono più facili da pascolare, bastano sei televisioni, sono più facili da tosare perché credono ad ogni favola.
 
In questa città, per esempio, una pecora su tre è verde, verde perché gli hanno raccontato che è il colore della sicurezza, e gli hanno insegnato che le pecore nere sono diverse e quindi pericolose.
 
Mi vien da chiedere se queste pecore verdi sanno che la maggior parte dei casi di furti nelle ville si risolvono grazie alle intercettazioni. Se sanno che gli Stupri di Guidonia e della Caffarella e molti altri senza intercettazioni non avrebbero avuto un colpevole. Che della macelleria nella clinica Santa Rita  con questa legge non se ne saprebbe nulla. Che con questa legge che la Lega sta avvallando si dà impunità non solo ai colletti bianchi ma anche ai delinquenti di strada.
 
Chiedo a queste pecore verdi che chiedono sicurezza se vale la pena rimanere nel gregge di Berlusconi votando una legge che vi renderà più insicuri o forse è il caso di cercare altri pascoli.
 
Ma Oggi sta succedendo qualcosa di eccezionale, tante persone, associazioni, intellettuali si sono ritrovate insieme per dire che siamo cittadini e che l’informazione è un nostro diritto e non una concessione, stiamo capendo che non possiamo più delegare a nessuno la nostra dignità e che bisogna manifestare. Che per cambiare qualcosa bisogna andare a casa degli amici e portarli in piazza, che fare resistenza domiciliare su facebook non serve a nulla se poi il dissenso non diventa visibile, reale. Perché la piazza è l’espressione permanente della nostra democrazia, e non un rito pre-elettorale organizzato nei 15 giorni prima di un voto dai partiti per autocelebrarsi e per provare a se stessi che ancora esistono. Oggi Milano è scesa in piazza per la sua dignità,  che sia l’inizio del suo orgoglio civile perché Qui,  Milano,  è Libera.
 
mio intervento al comizio "Milano contro il Bavaglio"
1 Luglio 2010
POLITICA
28 maggio 2010
Servizio (Segreto) in camera


La cosa che mi ha lasciato più perplesso è stata l'accessibilità.

Un bene, direte voi, che un personaggio pubblico sia facilmente arrivabile da dei cittadini pacifici che vogliono porre alcune domande. Ma per chi è del mestiere sa che per arrivare a personaggi di un certo calibro la via è costellata da digos e guardie del corpo.

 
Rendo atto al Generale Pollari poi che è stato disponibile al confronto, cosa rara tra la classe dirigente dei giorni d'oggi, sempre più dedita a scappare alle domande vere di chi non è iscritto all'albo dei giornalisti rispetto a quelle di comodo, che i nostri professionisti spesso propinano.

 
Inquadrato il contesto si arriva poi al contenuto, il quadro che fa il Generale Pollari è quello del Martire che si è sacrificato per il bene maggiore dello Stato. In sintesi asserisce di essere innocente, il dossieraggio è tutto inventato, il sequestro di Abu Omar è stato fatto a sua insaputa, ha le carte per provare la sua innocenza ma i governi hanno imposto il segreto di Stato, quindi, non può dimostrare la sua innocenza. 

 
Patteggiamenti già avvenuti, atti dei processi mi fanno pensare ad una arrampicata sugli specchi, do atto in ogni caso che si è saputo difendere. 

 
Tutto ciò quindi pone altri quesiti.

 
Perchè Prodi ha imposto il segreto di Stato, sulla questione del rapimento di Abu Omar da parte di agenti del Sismi e della Cia, i rapporti con gli USA, o il valore strategico dell'ex Imam di Milano,  valevano dunque di più delle garanzie democratiche della nostra Costituzione?

 
Perchè se il segreto viene posto da Berlusconi, uno che lo usa per fare i ritocchi alla casa in Sardegna, la cosa non sorprende, però Prodi è persona più seria, e di conseguenza la cosa è più inquietante, un po' come vedere che il Copasir è ora gestito da D'Alema.

 
Pare che domande di noi mortali per ora sono destinate a sedimentare per aspettare tempi migliori, dobbiamo essere più realisti, il siparietto della giornalista RAI Monica Maggioni in veste di moderatrice della serata rende bene l'idea della situazione attuale italiana.

 
    

 


 
POLITICA
26 aprile 2010
Opinioni Opinabili

Abbiamo un problema,
se va bene di comunicazione e conoscenza, se va male di democrazia e sudditanza.
il 24 Aprile, in piazza della Scala, Qui Milano Libera ha provato ad aprire un piccolo striscione, che chiedeva a Napolitano di smettere di firmare leggi vergogna.

Il contenuto è una opinione, si può essere favorevoli o contrari, ma rimane sempre una opinione e si dà il caso che, a quanto pare, la nostra Costituzione tuteli il diritto di esprimere, con ogni mezzo, una propria opinione.

Ci sono ovviamente delle dinamiche e dei limiti, l'apologia al reato è un limite, entrare in una riunione privata per dire quello che voglio è un altro limite. La piazza però è libera, come in ogni democrazia, e le opinioni, anche di dissenso, devono poter essere manifestate e permesse.

Il fascismo poi aveva posto ulteriori limiti, per evidenti motivi di allergia al confronto, tra questi la manifestazione non autorizzata (art.18 Tulps), oggi funziona che per fare un comizio bisogna recarsi in questura almeno 3 giorni prima, non per farsi dare l'autorizzazione, che è una parola brutta che sa di regime, ma "per dare un preavviso e per farselo accettare" che di fatto è un' autorizzazione ma nessuno la chiama così. Per fortuna la nostra Costituzione ha messo una pezza alla legge fascista, precisando che il diniego ad una riunione è possibile solo per motivi di pubblica sicurezza.

Come la pubblica Sicurezza può essere compromessa
da quattro ragazzi che alzano uno striscione?

Ma soprattutto perchè, nei casi come piazzale della Scala, dove si aspetta il capo dello stato, se qualcuno espone uno striscione pro Napolitano va bene, se qualcuno invece espone uno striscione critico rischia la manifestazione non autorizzata?

Il Cittadino pro Napolitano non sta manifestando come il cittadino critico?
Siamo arrivati ad essere un paese dove è la polizia a dover decidere quali sono le opinioni che vanno bene e quelle che vanno male, siamo in un paese dove le opinioni sono opinabili?

Qui Milano Libera è stata già denunciata tre anni fa, sempre in piazza della Scala, al centenario della mondadori, stessa modalità, uno striscione, due volantini e un megafono, 10 giorni fa sono stati assolti perchè "il fatto non sussiste", in attesa delle motivazioni, la tesi della difesa era chiara, se il ritrovo non provoca rischi alla sicurezza pubblica il reato non sussiste.

L'altroieri, stessa cosa, una situazione serena, semplicemente la volontà di alcuni ragazzi di esporre uno striscione, possibilità negata senza alcun rischio tranne quello che qualche telecamera nazionale inquadrasse una forma di dissenso evidentemente non gradita, ancora una volta sequestrato lo striscione e preannunciata la denuncia.

Le cose allora sono due:
La polizia denuncia perchè non sa che la manifestazione senza preavviso in situazione di sicurezza non è reato, sperperando risorse dello stato, oppure lo sa, dando volontariamente fastidio ad associazioni scomode.

Sono ottimista e penso che sia ancora un problema di comunicazione,
per ora.



 

SOCIETA'
24 aprile 2010
S.O.S. Milano

In una milano dalle migliaia di uffici sfitti il comune non riesce
o non vuole trovare  un buco per l'unica associazione nel territorio
che combatte contro il Racket e l'Usura.
La Milano da Bere che nasconde i cocci della bottiglie vuote in cantina,
solidarietà a Manzi e a S.O.S Racket e Usura per il trattamento
che sta ricevendo dal governo dell'ex capitale morale,
che non tutela più le fasce deboli come gli anziani e
quelle primarie come i commercianti.

Ma ormai l'unico problema di Milano sono gli immigrati,
la mafia non esiste, il racket neppure,
la corruzione: casi isolati. 

Poi ci si sveglia,
e si vedono le vere associazioni di difesa
della società per strada e i cittadini
sempre più lasciati soli.

Ora è troppo presto, ma per fortuna le Comunali
sono vicine, ho pochi dubbi sul fatto che,
a inizio campagna elettorale, una sede salterà
fuori.

Tutto ha un valore,
Il commerciante rimasto solo che si suicida
Come la vecchietta che è andata all'ospedale e torna con
la casa occupata.

 

 

 


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SOCIETA'
20 aprile 2010
Cemento a Milano

Una nuova colata di cemento sta per arrivare a Milano,
non è bastata l'ultima,  15 milioni di metri cubi di cemento, tutt'ora non assorbiti dalla popolazione e che hanno prodotto circa
80.000 appartamenti sfitti

 
La Sindachessa Moratti ha deciso che è opportuno sfornare un PGT (piano di gestione del territorio) che prevede circa altri 28 milioni di metri cubi nei prossimi anni.  Un piano sproporzionato, che non solo ha fatto alzare gli scudi alle opposizioni  che stanno facendo ostruzionismo in comune ma che ha lasciato perplessi anche i partiti della maggioranza come la Lega

Abbiamo intervistato Donata Almici, architetto milanese esperta in urbanistica, che da tempo sta combattendo contro il PGT, per spiegarci in modo chiaro quello che l'amministrazione vuole nascondere in un documento di 1000 pagine inutili e vaghe, per estrapolare da quel faldone i dati importanti e critici.

Non ci limiteremo ad esplorare il lato tecnico, ma a breve anche quello politico e affaristico, basta in ogni caso l'intervista alla Almici per far affiorare alcune domande ovvie. Come si fa a mettere in scaletta così tanto asfalto con un buco sui servizi di 9 Miliardi di euro su 15 ?

Qualcuno penserà ad un errore, io penso invece che finirà come Santa Giulia, progettati tanti servizi, stanziati pochi fondi, le case sono state vendute promettendo un paradiso ai nuovo residenti, poi è finita così

POLITICA
7 aprile 2010
Impediti a scelta

 


Ce l’ha finalmente fatta il nostro primo ministro a prevalere sulla giustizia. E’ stata lotta dura, facevano catenaccio, ma a furia di attaccare prima o poi si segna.

Una vittoria oltre ogni immaginazione, che ha creato una crepa nella diga dell’eguaglianza, non solo il premier non è più processabile in quanto ora può legittimamente non presentarsi ai processi, addirittura questa normativa viene estesa ai ministri; crepa che diventerà una voragine con una legge costituzionale sull’argomento che a quanto pare è nei
cantieri della libertà, (la sua).

Qualcuno potrebbe considerare l’estensione un problema marginale, altri hanno dedotto che l’allargamento ministeriale è stato fatto per rendere più costituzionale una norma che di incompatibilità con la Carta ne ha già tante, ma che, se il beneficiario fosse stato solo uno, sarebbe stato davvero troppo, con il rischio che anche il Signor Firmo Tutto avrebbe potuto contestare, invece da problema accessorio rischia di essere il problema principale.
 
Da domani, per legge, chi sta simpatico al premier può essere improcessabile.
 
Come direte voi? Solo i ministri, certo, il problema è che i ministri sono nominati dal Presidente del Consiglio, quindi in teoria, se Galliani fosse indagato, Silvio potrebbe nominarlo Ministro del Milan per salvarlo, la legge non va nei dettagli, non specifica se i benefici sono usufruibili solo ai ministri attuali o futuri, solo ai ministeri con portafoglio o a tutti quanti. D’altronde la fantasia a Berlusconi non manca, uno che prometteva il Ministero dell’Oceania a senatori di sinistra per far cadere il governo Prodi non avrà certo difficoltà a trovare titoli per ministri più simpatici.
 
Un’applicazione pratica alla teoria sopra citata potrebbe essere l’affaire Bertolaso.
 
4) E’ aperto il toto – ministri, sarà magari vero che Guido guiderà un ministero?
    
Ai posteri l’ardua sentenza.
SOCIETA'
22 marzo 2010
Primavera Milanese

 

E’ normale che in un paese civile, la notizia che 150.000 persone (vere e soprattutto non pagate) manifestano in piazza a Milano in memoria delle vittime della mafia passa in secondo piano nei TG e nei giornali, rispetto ad una manifestazione partitica a Roma, di 150.000 persone (con primo caso di ottimismo questurino), che auspicano la vittoria “del bene contro il male”  col sottofondo della colonna sonora di Star Wars?
 
Sembra proprio di essere in un film, invece no, è davvero l’Italia.
Per più di un’ora ininterrotta, restando fisso su una postazione, ho visto sfilare studenti, scout, associazioni e istituzioni, da anni a Milano non si era visto un corteo così partecipato, pacifico ed energico, neanche una leggera ma fastidiosa pioggia ha rovinato la riunione.
 
L’Interesse e la cultura di una manifestazione la vedi poi dagli striscioni, intensi e mai banali, perché la banalità è del male, come dare del tarocco ad un eroe come Borsellino, infame striscione alzato durante la manifestazione romana. C’è una differenza facile tra l’essere offensivi e l’essere critici, che è quella di argomentare e di far riflettere, ho avuto il piacere stando sopra il muretto della metropolitana di Palestro, di vedere un sacco di striscioni che mi hanno fatto pensare, tenuti da ragazzi convinti di quello che stavano facendo.
 
Sono contento che nella mia Milano il fuoco del buonsenso non sia spento. E’ rimasta forse solo la brace, ma basta un’iniziativa e un soffio per farlo riemergere scoppiettante e caloroso come sempre.
Tocca a tutti noi, però, mettere ogni giorno un po’ di legna.

Sul mio canale youtube:   SiParte su Youtube
è presente il video integrale del corteo della manifestazione.
( XV Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle Vittime della Mafia)

POLITICA
20 marzo 2010
Una Lettura Estiva per Angiolino

Un grazie a Duccio e ai ragazzi di Qui Lecco Libera per il loro contributo, sempre auspicabile, nell'innalzamento del bagaglio culturale del nostro ministro della giustizia.  I regali semplici sono sempre quelli che vanno dritto al cuore, e in periodi complicati come questi che spesso ci si dimentica della base, dell'ABC, della Costituzione.

Se fosse restato un giorno in più in Lombardia, il nostro Ministro avrebbe potuto partecipare alla manifestazione Nazionale di Libera in memoria delle vittime della mafia, e magari rispondere lì alle domande di Duccio, davanti ai tanti studenti, scout, associazioni e semplici cittadini che si chiedono tanti perchè:

1) Perchè il Presidente del Consiglio del suo governo
    definisce il Mafioso Mangano "Eroe".

2) Perchè Cosentino , che se non fosse parlamentare sarebbe agli
    arresti per reati di Camorra, ha ancora incarichi di governo.

3) Per par Condicio, dopo mafia e camorra, sarebbe il caso di spiegare
     come ha fatto un  Di Gerolamo, arrestato per 'Ndrangheta, 
     candidarsi nel suo partito e diventare senatore.

4) Perchè ha partecipato al matrimonio di mafia della figlia 
    del boss Croce Napoli.

Per ora è sufficiente la Costituzione, già se la smettesse di legiferare a caso sarebbe un buon inizio,  permetterebbe alla Consulta di ottimizzare meglio il tempo facendo per giunta felice anche il suo collega Brunetta , come prossimo libro, Ministro, le suggerisco  "Cose di Cosa Nostra" di Falcone.
 

 




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POLITICA
17 marzo 2010
Roberta

Qualcuno si è salvato dalla generazione del Grande Fratello e di Amici, come succede spesso in natura, dopo milioni di vittime, anche la malattia peggiore incontra un soggetto immune, che ha sviluppato gli anticorpi giusti. 
Ora qualcuno lassù, dovrebbe interessarsi di queste anomalie per capire, ed eventualmente creare un vaccino, ma non sono così ottimista. "Lassù" sono ormai tutti infetti, e in stadio terminale.

Discorso di Roberta Covelli (Qui Milano Libera)
13 Marzo, largo Cairoli a Milano, 
Manifestazione Unitaria in difesa della democrazia
 
Spesso è capitato di sentire che non bisogna demonizzare l'avversario, che bisogna abbassare i toni. “Non siamo in un regime” ci dicono. “Se fossimo in un regime, non vi sarebbe permesso dirlo. Nei regimi ci sono censure, ci sono percosse, ci sono persone uccise per le proprie idee.”
 
Davanti a queste argomentazioni, provo a dimenticare l'epurazione di Montanelli, di Biagi, di Luttazzi, di Santoro, provo a dimenticare le immagini vergognose dei pestaggi di Genova, provo a dimenticare quindici anni di insulti ai magistrati e criminalizzazione degli oppositori scomodi. “Non siamo in un regime” ci dicono.
 
Fin dalle elementari, nel pensare alle dittature della storia recente, ho provato un forte senso di colpa causato da un dubbio: io da che parte sarei stata? Avrei difeso le minoranze, mettendo a repentaglio la mia vita e quella delle persone a cui voglio bene. Sarei disposta a farmi arrestare, a lottare contro un regime vero, di quelli che torturano e uccidono?
 
Ma poi penso che i regimi non si instaurano in una notte. Che i dittatori non cominciano subito ad arrestare e uccidere. Hitler, prima di instaurare il vero e proprio regime nazista, ha calvalcato il malcontento, si è conquistato il consenso delle folle, ha assunto il controllo dell'informazione, ha urlato contro gli ebrei e gli inquinatori della razza, ha bruciato libri e censurato idee. Ed è in queste fasi delle dittature, quando il manganello non è ancora utilizzato sistematicamente, che i cittadini, quelli contro, quelli liberi, devono agire.
 
Se il nostro non è già un regime, queste che vediamo sono fasi evidenti della sua evoluzione. Ogni giorno sondano il terreno, per vedere se sono già riusciti ad anestetizzare quel poco di senso critico e di amor proprio che rimane al nostro popolo. Aveva cominciato, con il decreto sulle tv, Craxi, a cui non a caso vogliono dedicare una via. E poi ad aumentare, grazie al fondamentale aiuto delle televisioni, con rogatorie, depenalizzazione del falso in bilancio, indulto, modifiche silenziose al codice penale, oltre che censure ed intimidazioni, e leggi razziste, e attuazioni del piano di rinascita della P2, e norme per cui la mafia ringrazia, e scudo fiscale, e processo breve (cioè morto), e lodo alfano, fino ad arrivare al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e sospendere i programmi di approfondimento giornalistico della Rai nelle settimane di campagna elettorale.
 
I regimi si instaurano lentamente, silenziosamente. I regimi si instaurano nell'indifferenza. I regimi sfruttano anche quei presunti oppositori che, magari in buona fede, ricordano che i regimi non sono questi. I regimi si instaurano tra le ovazioni degli idioti, tra le adulazioni dei servi, ma soprattutto nel silenzio degli indifferenti.
E l'indifferenza, scriveva Gramsci, opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
 
E allora ogni settimana, ogni giorno, ogni ora, abbiamo il dovere di esigere il rispetto e l'attuazione della nostra Costituzione, che oggi appare rivoluzionaria, dobbiamo ricordare che così non va, che se non lo vogliono chiamare regime, non la devono neanche chiamare democrazia. Ma non davanti a un caffè con gli amici. Dobbiamo ricordare i rischi che sta correndo la nostra democrazia anche e soprattutto davanti a chi di questo regime è responsabile. Nelle strade e nelle piazze, con i megafoni, i volantini, con la voce. Diffondendo informazione e seminando consapevolezza attraverso il web di cui dobbiamo difendere la libertà, anch'essa sotto attacco.
 
Bisogna esercitare quei diritti che ancora ci rimangono. Prima di doverli rimpiangere del tutto.
POLITICA
6 marzo 2010
Voglio anch'io un Napolitano ad Personam


Ho deciso che quest'anno la dichiarazione dei redditi la consegnerò tra novembre e dicembre. Non saranno certo le pastoie della burocrazia a poter ostacolare il processo democratico che porta ognuno a fare un po’ quel cazzo che gli pare.

Ma qui la cosa è molto più grave, non siamo più in uno stato di diritto, il ventennio Berlusconiano ora non sarà ricordato solo per la quarantina di leggi ad personam, per salvarsi dai processi e dalla galera, ieri c’è stato un salto di qualità, Il potere esecutivo ieri a mezzanotte, ha cambiato le regole in corso durante le elezioni, umiliando il parlamento, umiliando la magistratura, decretando ufficialmente il passaggio da democrazia a dittatura. E di conseguenza, noi che scendiamo in piazza contro la dittatura, non siamo più contestatori ma partigiani.

Un decreto che interpreta, 
Io interpreto che una porcata del genere Pertini non l’avrebbe firmata, probabilmente neanche Cossiga.
Come dovrei interpretare un Capo dello Stato che un giorno frena sul decreto e il giorno successivo lo firma?  
Presidente Napolitano lei è il garante della Costituzione e quindi della Legge, lei ha appena inaugurato la stagione del “Se la legge va contro gli altri la applico, se la legge va contro il governo la interpreto”. 
Onestamente lei pensa che se il casino delle liste fosse successo all’IDV o a Rifondazione il governo avrebbe cercato di salvare il diritto di votare di milioni di cittadini? 

Grazie al suo contributo presidente, da oggi sarà tutto interpretabile, la Costituzione, il voto degli elettori, la Democrazia.

Presidente Napolitano, gli Italiani hanno bisogno di certezze, vorrei proporle un gioco, un esercizio di coerenza futura, le chiedo una lista di 10 cose che non firmerà mai a Berlusconi, giusto per rincuorarci che almeno un limite c’è ma mi raccomando, come in ogni gioco, non vale barare, e neanche interpretare. 

DIARI
4 marzo 2010
53 Secondi D'Amore

Quanti leader occidentali interromperebbero per quasi un minuto il proprio discorso per guardare sorridendo i propri tifosi linciare un gruppetto di contestatori, che pacificamente mostravano lo striscione “La democrazia è fatta di regole, rispettale!”

Ma si sa, il primo abbonato RAI (che è quello che la controlla) ha sempre un posto in prima fila, mancavano i pop-corn per completare il quadretto, però davanti ad un palco pieno di giornalisti non si poteva osare tanto.

L’aspetto più affascinante è la capacità di irridere e di cambiare l’evidenza delle cose non quando queste sono passate, quindi con una revisione storica, ma anche mentre queste stanno avvenendo, e il vocabolario non ha ancora trovato una definizione adatta per questa azione; quando il Presidente dell’Amore pronunciava la seguente frase:

“Noi vi lasceremmo esprimere le vostre cose,
  in un pacato dialogo tra noi”

I suoi militanti linciavano a bandierate, calci, pugni e sputi il gruppetto di contestatori, proprio mentre lui li guardava in faccia per inveire.  Dov'è il premier premuroso che esce dalla macchina dopo l’attentato per assicurarsi dell’incolumità del suo aggressore?

E’ lo stesso premier che a spettacolo finito ha anche il pudore di dire:
“Bene, riprendiamo il nostro dialogo tra persone per bene?"

Pare di sì, ma ormai Silvio mi ha abituato a tutto, quindi non mi stupisco più di nulla, è molto più preoccupante invece la folla applaudente e per bene che, una volta indicato il bersaglio, non ha avuto remore ad agire, quasi come un effetto consequenziale automatico, il comandante ordina e il soldato obbedisce, non “fa”, “obbedisce” perché il soldato non deve pensare ma agire.

Non erano ultras o ragazzini che si divertono a tirare qualche schiaffo, i giovani non c'entravano e risultavano essere una minoranza, il 90% dei militanti infatti erano anziani, e proprio loro, senza problemi o dubbi di sorta hanno preso l’iniziativa, intuendo subito quella doppia funzionalità che può avere l’asta di una bandiera, intuizione nata dai più giovani negli stadi, poi si dice che il passaggio generazionale non c’è, a quanto pare sì, e da ambo i sensi.

Quanto è vicino il ventennio Berlusconiano a quello di un recente periodo storico italiano, nell’orologio della storia mancano ormai solo 53 secondi. 

POLITICA
1 marzo 2010
Patriottismo Costituzionale


Capita, quando scarichi i video di una cassetta ritrovata nel perenne caos della propria camera, di ascoltare massime illuminanti, che aiutano ad elevare la comprensione di aspetti complicati e di difficile interpretazione. Per questo, immagino, loro sono lì in Parlamento e a palazzo Chigi a governarci, perchè sanno districare tutti i nodi intricati della società, dell'economia, della giustizia e, grazie al brillante intervento di Tremonti a Milano il 13 dicembre, anche dei principi fondamentali di una democrazia costituzionale come la nostra.

Cosa c'è di più creativo del concetto di "Patriottismo Costituzionale" di Giulio Tremonti?
«E' diventato di moda dire "Patriottismo Costituzionale" no, la costituzione è importante, ma la patria è ancora più importante. Il Patriottismo Costituzionale parla di popoli che non hanno una storia o i popoli che vogliono dimenticare una pezzo della loro storia, noi abbiamo una storia e ne siamo orgogliosi. E non esiste un paese che ha solo il futuro se non ha anche il passato, e se dimentichi il passato non hai la via illuminata per il futuro, e non ha un futuro un paese che ha solo un futuro, noi crediamo nel nostro presente e nel nostro passato» 

Sarebbe interessante chiedere al nostro ministro dell'economia una spiegazione più semplice, adatta a noi mortali, del concetto sopra citato, non potendolo fare, da profano, provo a porre un paio di domande, sintesi di ragionamenti personali, senz'altro sbagliati, ma in ogni caso possono essere degli spunti di riflessione:

1) In che senso il Patriottismo Costituzionale parla di popoli che non hanno una storia?  credere alla Costituzione come fondamento dell'Italia e collante delle varie diversità e differenze significa non avere una storia?

2) Una Patria senza Costituzione che futuro ha? la legge del più forte?, o forse è il legittimare del concetto che sta tanto a cuore a Berlusconi, ho preso la maggioranza dei voti e ora faccio quello che voglio, e neanche la legge e la costituzione mi può fermare. Che significato ha dire che la Patria è più importante della Costituzione quando le due cose sono così imprescindibilmente correlate? 

Invito tutti ad aiutarmi a comprendere,
l'uomo non è onnisciente, capire i propri limiti e cercare sempre di alzare l'asticella è di per sè un punto di forza.

Concludo il post con un altro stralcio del famoso comizio, una manifestazione tipica del patriottismo, ovvero con l'Inno di Mameli, fa effetto vedere La Russa  cantare con "patriottico entusiasmo" l'Inno vicino a Tremonti in "religioso silenzio", per fortuna la Costituzione ci garantisce ancora il diritto di non cantare.

POLITICA
25 febbraio 2010
Milano ha venduto Sandro Pertini

 C’è un limite alla vergogna dell’amministrazione comunale di Milano che dimentica il ventennale della morte di Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica più amato, proprio nella Milano dove Pertini organizzò l’insurrezione partigiana contro il nazifascismo? 

Evidentemente no, visto che la stessa amministrazione un mese fa osannava e inneggiava Bettino Craxi, proponendo vie e parchi da dedicargli per i suoi indubbi meriti giudiziari (10 anni di condanne in giudicato) e amministrativi (raddoppio del debito pubblico); è amaro constatare che per la sindachessa Letizia Moratti la ricorrenza di Sandro Pertini non merita la stessa attenzione di quella del latitante, personaggi che in comune, probabilmente, avevano solo il partito di militanza, il Partito Socialista, con la non lieve differenza che il primo il socialismo l’ha nobilitato, il secondo invece l’ha distrutto.

Ma ormai non ci sorprendiamo più di nulla, d’altronde un’amministrazione che chiude la commissione antimafia comunale all’alba degli appalti per l’Expo2015 è compatibile con la Milano che nasconde i suoi benefattori dall’attenzione popolare, e consapevoli di ciò ci siamo rimboccati le maniche e noi di Qui Milano Libera, nel nostro piccolo, abbiamo organizzato un momento davanti alla fontana dedicata a Sandro Pertini in largo della Croce Rossa, un paio di ore, per parlare del nostro Presidente, per leggere i testi dei suoi discorsi, per confrontare la politica di ieri e di oggi, per smuovere il muro di indifferenza di una città inconsapevole, con noi, come gradito ospite, Umberto Voltolina, cognato di Sandro.

Non speravo e non chiedevo la presenza di almeno un rappresentante delle istituzioni locali, non sono così ottimista, ero già più possibilista che sulle cronache locali dei giornali nazionali comparissero due righe sull’evento, dopo che avevamo informato via mail le maggiori testate ma passi pure questo.

Però c’è un limite anche alla pazienza e alla sopportazione,se vogliono ignorare Sandro Pertini è un loro problema, ma insultarlo e venderlo per denaro no, è troppo.

Sandro Pertini è stato venduto due anni fa per qualche euro,quando dopo 18 anni dalla sua morte hanno deciso di sigillare il monumento a lui dedicato, per “restauro”.   C’erano altri monumenti a Milano che necessitavano interventi urgenti rispetto alla recentissima fontana dedicata a Sandro, ancora in ottimo stato, ma quest’ultima si affaccia su Montenapoleone, davanti all’Armani Cafè uno dei luoghi più ricchi e ambiti per la pubblicità, e un mega cartellone sulla facciata della struttura che sigilla, di fatto, la fontana con tanto di riflettori posizionati ad arte è un affare da non perdere, tutto ha un prezzo, anche un Presidente partigiano.

Si potrebbe pensare che la loro vergogna si limitasse a questo e che forse per decenza, nel 2010 per il ventennale della sua morte,decidessero di smettere di lucrare su Sandro Pertini per permettere ai cittadini di ricordarlo dignitosamente dando accesso al monumento; invece no, sono riusciti ad insultare ulteriormente la sua memoria, il 23 Febbraio passo davanti al monumento e prendo le misure della piazzetta, per capire dove disporci per la commemorazione, cose semplici, uno striscione con una citazione di Pertini, un microfono e due casse, la piazzetta non è enorme ma sufficiente, anche se il monumento sigillato è un pugno nell’occhio il nostro ricordo senz’altro farà riflettere qualche passante della Milano della moda, che tra Luis Vuitton e Gucci forse, nolente o volente, dovranno inserire anche Sandro Pertini se proprio non nel loro vocabolario almeno nella memoria a breve termine.

Il giorno successivo quando torniamo sul posto un’ora prima della commemorazione per montare il materiale ci troviamo la piazzetta occupata per metà da una Mercedes su una pedana, un’ulteriore pubblicità davanti al già sigillato monumento di Pertini, messa lì esattamente nel ventennale della morte di Sandro Pertini, non c’è proprio limite all’indecenza, neanche il pudore di aspettare il giorno successivo al ventennale, i soldi sono soldi e hanno la precedenza su tutto.

Alla fine ci siamo ritrovati in una trentina, informati per lo più dal sito della nostra associazione e dal passaparola, un paio di ore spese bene leggendo i testi di Sandro Pertini sui giovani, sulla guerra, sul lavoro, sulla politica pulita e sull’indifferenza, semplici cittadini sono intervenuti regalando un pensiero in memoria di un presidente deciso e decisivo, che parlava di lavoro perché in Francia in esilio per il fascismo è stato muratore, che parlava di guerra perché ha visto le sue atrocità distinguendosi con onore, che parlava di politica pulita perché era onesto. Ognuno di noi ha offerto un regalo alla memoria di Sandro Pertini, il comune, nel suo piccolo, una Mercedes bianca.

POLITICA
21 febbraio 2010
Caccia al Cavillo Romani

Ormai in Parlamento è il gioco più di moda,  troppo noiose le sedute, troppi assenti in aula, allora è necessario un diversivo, qualcosa che stimoli l'attenzione. I governi Berlusconi, possono vantare almeno un merito, quello di aver ideato il gioco "Caccia al Cavillo", un gioco inaspettato per l'opposizione che, suo malgrado, la costringe a studiare  quello che approva e non solo a leggerne il titolo.  di seguito la scheda del gioco:

TIPO  di GIOCO

Investigativo, deduttivo

AREA di GIOCO

Camera dei Deputati e Senato

PUNTEGGI

A Voto, ogni cavillo nascosto dentro una legge approvata vale 1 punto.

OBIETTIVI

Da una parte il tornaconto personale, dall’altra stimolare l’attenzione.

DURATA

Variabile, breve per i decreti un po’ di più per i disegni di legge

REGOLE

Presentata una bozza di un atto avente forza di legge, la squadra B, normalmente detta opposizione, deve scoprire le parole modificate dentro i commi più innocui per capire gli effetti che tali modifiche potrebbero provocare. Quindi il gioco si articola in una prima parte di ricerca e di una seconda parte di deduzione. La squadra B può avvalersi anche di aiuti esterni come la società civile o la rete, per compensare la limitata qualità  di risorse umane a sua disposizione.


L'ultima partita di questo gioco si sta facendo sul Decreto Romani, che a breve sarà approvato dal Consiglio dei Ministri; oltre allo scempio degli articoli evidenti, che di fatto allineano la nostra legislazione nel club dei paesi dittatoriali come Cina e Iran che hanno un organo politico (l'AGCOM per l'Italia) con diritto di vita e di morte sui contenuti pubblicati da singoli cittadini nei propri videoblog, ha presente nel suo interno almeno due cavilli nascosti, cavilli che come spesso accade passano inosservati, per colpa o per dolo, e che solo pochi, come il dirigente RAI Loris Mazzetti, cercano di dare risalto ai rischi e ai danni che queste modifiche produrrebbero; Nello specifico:

1) La Sanatoria Romani
I Dirigente RAI che sono amministratori pubblici, oggi possono essere soggetti  alla corte dei conti nel caso in cui producano un danno erariale alla cassa della RAI e quindi a quella dello Stato in quanto la RAI è azienda pubblica, oltre che pagata anche con contributi di tutti come il canone. Oggi la Corte dei Conti, per l'appunto, può far pagare al singolo dirigente il danno che questo ha provocato, magari licenziando un giornalista scomodo senza motivo che successivamente fa causa alla RAI per essere reintegrato e per avere risarciti i danni di immagine,  Con il decreto Romani c'è un cavillo che di fatto dichiara che la RAI non è più pubblica amministrazione e che di conseguenza i suoi amministratori non più soggetti ai giudici amministrativi. Questo renderà più sereni i dirigenti RAI nel quotidiano loro servizio di asservimento alla casta politica.

2) La Pubblicità
C'è un cavillo sulla pubblicità, ovvero che la sponsorizzazione di un programma non entra più nel tetto pubblicitario, quindi altre risorse pubblicitarie saranno trasferite dalla carta stampata alla televisione che è più appettibile. Dando un altro colpo ai giornali e alla loro informazione che non è ancora così allineata come quella televisiva. Ciò comporterà che nei film più lunghi di 110 minuti ci sarà oltre la pausa pubblicitaria dell'intervallo fra primo e secondo tempo,  altri 3 stacchi pubblicitari per tempo.

Aiutateci a diffondere le informazioni e scendete anche voi a protestare per la nostra e per la vostra libertà
Quella del Decreto Romani
è una partita che non si può perdere

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permalink | inviato da il_pedra il 21/2/2010 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 febbraio 2010
Mr.President, help internet in Italy


In quale democrazia al mondo un cittadino ha bisogno di un permesso governativo per potere pubblicare un video?  

C'è necessità di altre prove per definire ufficialmente l'Italia una dittatura? Un paese dove la suddivisione dei poteri nella teoria di Montesquieu non funziona, o meglio il potere al posto di essere suddiviso in 3 ( legislativo, esecutivo, giudiziario) o più modernamente in 4 ( con l'introduzione dell'informazione di massa) è diviso in 1. Un'operazione semplice e banale.

L' Esecutivo è in mano a Berlusconi per diritto.

Il Legislativo è in mano a Berlusconi grazie alle liste bloccate, che permettono a Sua Maestà di imporre parlamentari fedeli su quelli capaci, perchè di fatto nominati e non eletti.

Il Giudiziario è morente, massacrato da tagli e da leggi che di fatto rendono o renderanno ingiudicabile la classe dirigente. 

Non ha limiti l'ingordigia di un uomo che controlla direttamente o indirettamente 6 reti nazionali su 7, oltre che editoria e giornali? evidentemente No, anche le briciole servono.  Non sia mai che un quindicenne nel suo blog pubblichi un video d'inchiesta o informativo, qualcosa che faccia pensare, cose che in Italia non devono aver mercato, non devono servire.

E La gente è indifferente mentre pochi difendono una libertà fondamentale, sancita dalla nostra costituzione, che all'ottavo attacco rischia di crollare definitivamente. 

Una volta mi chiedevo cosa deve fare un politico per dimettersi,
ora mi chiedo cosa deve succedere in questo paese per far scendere in piazza la gente.

Allora un paio di occasioni:


POLITICA
1 febbraio 2010
In difesa della Costituzione

Una costituzione che prevede una consulta, la corte costituzionale, ultima linea di difesa che ci salva da  chi formalmente e in sostanza vuole ed esige poteri senza limiti, da chi vuole trasformare la democrazia in Italia in una dittatura popolare, dove chi viene eletto può fare quello che vuole, anche fregarsene delle regole, rischio che i nostri padri costituenti hanno voluto mettere subito in chiaro nel primo articolo della costituzione.  “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Oggi possiamo vantarci di avere un governo che ha criticato con le parole o umiliato con i fatti quasi tutti i principi fondamentali della costituzione. Per questo oggi, dedico un articolo ad ognuno di loro, perché sono i primi che dovrebbero ricordare cosa hanno giurato di difendere.

 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. 
(ART1,comma 1)

 Comma che dedico al ministro Brunetta che ha avuto il coraggio di dire che « stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla». Come se i principi fondamentali possano essere cancellati o cambiati radicalmente. Forse ignorando che la dottrina per lavoro indica il contributo di tutti, e che il sacrosanto diritto all’impiego è invece tutelato dal quarto articolo e non dal primo. Ma è inutile parlare troppo di un ministro che chiama fannulloni i ragazzi che non hanno soldi per uscire di casa e che auspica di andare a morire ammazzati ad alcuni oppositori.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo,
(parte dell’ART2, comma 1)

Chiedo a Maroni, se considera uomini quei profughi  respinti in Libia dove le donne vengono violentate  dove gli uomini vengono schiavizzati, torturati, e messi in lager per poi lasciarli liberi di tornare indietro attraversando chilometri di deserto senza un goccio d’acqua.

Vorrei ricordare al ministro degli interno che
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo
(parte dell’ART10, comma 3)

Quanti profughi sono stati respinti senza dare a loro la possibilità  di esercitare il diritto d’asilo? ma da un esponente di un partito che crea il gioco web “rimbalza il clandestino” non si può chiedere troppo forse almeno un po’ di coerenza quando si lamenta della violenza su internet.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge
(parte dell’ART3, comma 1)

Questo articolo non si può che dedicarlo a Berlusconi, che in aula è riuscito a sintetizzare egregiamente il suo punto di vista.  " la legge è uguale per tutti ma per me è più uguale che per gli altri perché mi ha votato la maggioranza degli italiani “  Con 18 leggi ad personam era riuscito fin’ora a mantenere una delle poche sue promesse. Ora con la diciannovesima legge, “Il processo breve” ha risolto definitivamente l’ingiustizia, uccidendo i processi a tutti e non solo a lui

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto
(ART4, comma 1)

L’articolo 4 lo offro al ministro del Welfare  Sacconi, abbiamo perso circa un milione di posti in un anno, per non parlare dei cassaintegrati, e l’agenda del parlamento è sempre dettata dalle beghe giudiziarie del presidente del consiglio.

Anche Bankitalia che non è propriamente comunista, ha sollecitato almeno una riforma in materia, ma si sa, la vita è fatta di priorità

ART5
La Repubblica, una e indivisibile
(parte dell’ART5, comma 1)

E aggiungerei incompatibile con il ministro delle riforme Bossi, che evoca la secessione con fucili, e che auspica marce a Roma, come se ci fossero dubbi su quale periodo storico il governo stia prendendo spunti per le sue politiche.

L’ ART7 dice che
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
(ART7,comma 1)

Lo dedico al CdM che dopo le insistenti ingerenze e pressioni della Chiesa nel caso Englaro aveva presentato all’unanimità un disegno di legge che a marcia forzata di soli tre giorni ha tentato di riattaccare la sonda a Eluana. Solo la morte della ragazza ha impedito lo scempio di un precedende pericoloso, Del primo caso in cui il parlamento per legge cancellava una sentenza della cassazione.

 Il Monsignor Betori al corriere dichiarò: «Per i cristiani le persone sono sopra la legge» e quindi la costituzione non sarà senz’altro questo governo a contraddirlo.

L’ ART8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
(ART8,comma 1)

Lo riservo al ministro Calderoli,  se tutte le confessioni sono uguali davanti alla legge perché la lega annuncia un disegno di legge per fare una moratoria delle moschee?, perché in questa città non riuscite a trovare un luogo per far pregare migliaia di musulmani regolari, italiani?, perché Ministro Calderoli lei può sposarsi con rito celtico davanti ad un  Formentini vestito da Druido e le vostre giunte impediscono a migliaia di cittadini il diritto a professare la loro religione equiparando di fatto nelle vostre esternazioni l’Islam al Terrorismo.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
(ART9,comma 1)

Questo articolo va di diritto al tandem Tremonti - Gelmini, che per fare cassa, ha pensato bene di tagliare i già esigui fondi all’istruzione pubblica, alla ricerca e quindi al futuro.  In Europa si cerca di uscire dalla crisi investendo nell’innovazione, noi facciamo il contrario.  Ieri il Mondo ci ringraziava perché avevamo una scuola di eccellenza che formava ricercatori di prim’ordine che erano costretti ad andare da loro  per trovare lavoro visto che in Italia investimenti alla ricerca sono sempre mancati, ora il nostro governo ha risolto il problema, massacrando la scuola, ora usciranno ignoranti ma almeno rimarranno in Italia.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali
(parte dell’ ART11, comma 1)

Ma abbiamo un ministro della difesa che si ostina a chiamare la guerra in Afganistan come missione di Pace, è facile ignorare la costituzione cambiando le parole, lo dica alle migliaia di civili Afgani morti sotto le bombe che l’Italia è lì per ripudiare la Guerra.

Chiudo con l’ ART12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
(ART12 integrale)

che dovrà tornare ad essere il simbolo di tutti gli italiani, e soprattutto il nostro che difendiamo la costituzione, e non il simbolo di una parte della destra, del militarismo e di  Ignazio la Russa.  Loro prima di alzare il tricolore dovrebbero cacciare dal governo chi è stato condannato per vilipendio per aver dichiarato di volersi pulire il sedere con la bandiera . Fino ad allora, abbiate la coerenza  di non farlo.

(Mio discorso nel sit-in in difesa della costituzione promosso dal popolo viola a Milano il 31/12/2010)

POLITICA
28 gennaio 2010
Tenue Memoria

Ieri era il giorno della Memoria,
Memoria dell'olocausto, della matematica applicata alla morte e alla follia, giorno tristemente necessario in un mondo dove il ricordo è merce rara.

Necessario per quello che si vede sui muri di roma , la città del sindaco Alemanno, che nel 2008 dichiarò "Il fascismo non fu male assoluto e non mi sento di condannarlo". Necessario per quello che si deduce dalle politiche del governo, dalle impronte ai bambini Rom all' aggravante della clandestinità . Politiche poi emulate localmente dai comuni "padani", che impediscono agli stranieri di poter pregare , o che prendono fondi per integrare le minoranze per poi utilizzarli per scacciarle dal suolo comunale .

Ancora più necessario in un paese dove la TV diventa cancellino e gessetto, strumenti innocui a scuola ma pericolosi quando la lavagna è la nostra memoria e coscienza. Forse è per questo che il  passato viene spesso revisionato, a favore dei vivi, dove latitanti diventano statisti  dove prefetti dichiarano che la criminalità organizzata non esiste in una città come Milano dove da decenni la 'Ndrangheta opera. 

Ieri stavo guardando su la7 il Film "Fuga da Sobibor", che descriveva gli scempi nazisti sui deportati ebrei, il film mi ha tenuto incollato alla TV tanto da farmi perdere la lezione di sociologia della criminalità organizzata che frequento in statale. Tra le tante scene, una mi è rimasta particolarmente in mente, non che le altre erano meno significative, ma forse non altrettanto attuali: quando i piani della fuga si stavano concretizzando ed era necessario scappare per sopravvivere, una ventina di persone era rimasta immobile, in stato di trance, troppo vinte mentalmente dagli eventi per poter osare di capire e ribellarsi. 

Ieri le barbarie naziste oggi la tv.
è eresia paragonare una tragedia dell'umanità con un fenomeno sociale, talmente banale e innocuo. Ma quanta somiglianza mi ha passato, lo sguardo smarrito dei vinti di Sobibor con lo sguardo dei tanti militanti acritici che vedo, mentre applaudono a comando, in comizi di destra e sinistra, dove i loro unici elementi culturali sono suggeriti da quella scatola che hanno in sala.

La differenza è che gli ebrei furono costretti a subire le barbarie,  noi invece, al nostro suicidio mentale, ci andiamo volontariamente contro  ogni giorno.




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permalink | inviato da il_pedra il 28/1/2010 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
15 gennaio 2010
Spero di potere dire un giorno: C’era una volta la mafia

Ieri sera su annozero si è consumata una tragedia, meglio dire diverse, ma una in particolare lascia il segno, è la prova che Rosarno non è in Italia, forse geograficamente sì, ma politicamente no; lo stato lì non esiste, c’è un altro governo, la ‘ndrangheta.

 C’era una luce accesa di speranza in mezzo a tanta oscurità, omertà e quieto vivere, come succede sempre  anche nelle notti più buie qualcosa brilla sempre, o almeno ci prova, dà un’alternativa una rotta. Spesso queste fioche stelle sono rappresentate dalla cultura e quindi dalla scuola o dalla solidarietà e quindi dall’oratorio,  forse perché l’ignoranza e l’intolleranza vanno spesso a braccetto e sono requisiti minimi per il controllo sia che esso sia mafioso o legale.

 Ieri un servizio di annozero ha fatto vedere che  una di queste rare luci, il liceo scientifico di Rosarno, è stata spenta, nel modo più infame, come quando per impedire che una torcia a vento una volta soffocata per terra riprenda dopo un po’ a riaccendersi da sola la si bagna prima di tagliare via lo stoppino così è stato tolto a delle ragazze liceali uno striscione contro le mafie, e per essere sicuri che avevano imparato la lezione, sono state costrette davanti alle telecamere a mentire per dire che lo striscione ritirato era un altro, violentando la loro speranza di una Calabria migliore, facendo capire a quei ragazzi e ragazze del liceo che no, così non va bene, semplici studenti non possono e non devono andare contro il vero stato, l’’ndrangheta, e se le cose non vi vanno bene emigrate, magari come gli extracomunitari, nei pullman della polizia.

Chiedo alle istituzioni di adottare quella scuola,
non si può voltare le spalle ai pochi coraggiosi che provano a ribellarsi.
che bell'esempio sarebbe per la Calabria, se la Gelmini
valorizzasse questi ragazzi coraggiosi con incontri e dibattiti
se Maroni rinforzasse le forze dell'ordine per garantire la loro sicurezza
se i media non spegnessero i riflettori ora che è lo show è finito.
se venisse tirato su da terra e risistemato quel moncherino di torcia, per poterlo accendere di nuovo.


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